YIDDISH BLUES
MONI OVADIA
Giovanna Famulari e Michele Gazich
Regia sonora di Fabrizio "Cit" Chiapello
Yiddish Blues è il concerto di Moni Ovadia ideato e creato con Giovanna Famulari (violoncello, voce e pianoforte) e Michele Gazich (violino, viola, voce, pianoforte, percussioni psicoacustiche).
Sul palco anche Marco "Tibu" Lamberti alla chitarra e al bouzouki.
Regia sonora di Fabrizio "Cit" Chiapello.
Con la direzione artistica e gli arrangiamenti di Famulari e Gazich, Yiddish Blues non è uno spettacolo teatrale, non è teatro canzone, ma è, per la prima volta, “il concerto di Moni Ovadia”.
Yiddish Blues sarà anche un album di canzoni, atteso per la primavera 2026, ma andiamo con ordine.
L’invito al Tenco, 2025
Racconta Moni Ovadia: “Ho ricevuto un invito che mi ha particolarmente emozionato. Io non ho mai composto una canzone. Gaza mi ha convinto a provarci. Con l’aiuto di due prodigiosi musicisti Giovanna Famulari e Michele Gazich mi sono cimentato. Ho vinto la mia ritrosia e la mia paura. L’immane orrore che ha travolto quel lembo di terra palestinese, il martirio del genocidio di un popolo deve essere fermato con ogni tipo di iniziativa, ma deve essere anche cantato perché il più grande numero possibile di esseri umani ne venga a conoscenza. Così abbiamo scritto due canzoni fortemente legate al genocidio palestinese (Terra di dolore e Il piccolo Alì) e le abbiamo presentate al Tenco 2025”.
Com’è nato il trio Ovadia Famulari Gazich?
In principio ci fu Giovanna Famulari, che collaborava artisticamente sia con Ovadia che con Gazich: è stata per anni elemento essenziale sia degli spettacoli teatrali di Moni sia degli album di canzoni e dei concerti di Michele. Giovanna li ha fatti incontrare e Gazich ha subito cominciato a suonare il violino negli spettacoli di Ovadia, ma in breve i tre hanno capito che la loro amicizia umana e artistica doveva portare a qualcosa di totalmente nuovo.
Gli eventi precipitano nel 2025: Gazich pubblica l’album “Solo i miracoli hanno un senso stanotte in questa trincea” tutto registrato con una sola musicista, Giovanna Famulari. Nasce una nuova idea di suono, una canzone d’autore che dialoga con il retroterra classico dei due.
Famulari e Gazich condividono la loro nuova idea di suono con Ovadia che a sua volta porta la sua immensa conoscenza di canzoni composte da popoli in esilio: dai neri d’America alla tradizione yiddish. Nasce così Yiddish Blues (presentato per la prima volta dal vivo a Folkest 2025 la scorsa estate), che non è uno spettacolo teatrale, non è teatro canzone, ma è, per la prima volta, “il concerto di Moni Ovadia”. Yiddish Blues è un affondo poetico e musicale nelle culture dell’esilio, nella spiritualità dei popoli senza patria, nel dolore e nella resistenza trasformati in canto.
Oltre alle canzoni inedite composta da Ovadia, Famulari e Gazich, Ascolteremo anche, tra le altre, Es brent! (Sta bruciando!), la canzone-manifesto scritta nel 1936 da Mordechai Gebirtig che racconta l’incendio di una città come metafora di persecuzioni e ingiustizie; Gelem, gelem, l’inno del popolo Rom, che diventa cuore pulsante del concerto, ponte tra memorie nomadi e identità negate. Yiddish Blues è una costellazione di lingue, canti, racconti e suoni che sfuggono a ogni categoria. 2Un Blues non canonico e profondamente eretico”, come lo definisce lo stesso Ovadia, fatto delle storie di chi è costretto a camminare, a sopravvivere, ma anche a cantare per esorcizzare il dolore. In scena si incontrano personaggi segnati dal maltamé, termine che nella parlata degli ebrei di Venezia indica il tormento dell’anima, e che trova eco nel più classico woke up this morning del blues afroamericano.
GLI ARTISTI
Moni Ovadia
Moni Ovadia, nato a Plovdiv in Bulgaria e cresciuto a Milano, proviene da una famiglia ebraica sefardita inserita nel contesto culturale yiddish e mitteleuropeo, elemento che segna profondamente tutta la sua opera artistica. Laureato in Scienze Politiche all’Università Statale di Milano, inizia parallelamente il suo percorso artistico sotto la guida di Roberto Leydi, esordendo come musicista e cantante nel Gruppo dell’Almanacco Popolare. Negli anni Settanta fonda il Gruppo Folk Internazionale, poi Ensemble Havadià, con cui partecipa a importanti festival folk europei. Polistrumentista (violino, chitarra, tromba), sperimenta un folk-progressivo innovativo per l’epoca, pubblicando diversi album. Collabora anche con gli Stormy Six e dà vita alla cooperativa "l'Orchestra", prima etichetta indipendente italiana. La sua ricerca si concentra da sempre sulla memoria ebraica dell’Europa orientale, che reinterpreta in chiave musicale, teatrale e civile.
Giovanna Famulari
Giovanna Famulari è una musicista poliedrica, diplomata presso il Conservatorio Giuseppe Tartini di Trieste, violoncellista, pianista,arrangiatrice e produttrice artistica, capace di spaziare con naturalezza dal pop al jazz, dalla world music alla contemporanea, fino al teatro musicale e alle colonne sonore. Con una carriera che unisce rigore classico e apertura alla sperimentazione ha partecipato come violoncellista e arrangiatrice a più novanta dischi (ricordiamo Tosca , Ron, Teresa de Sio, Mimmo Locasciulli, Theo Teardo e Blixa Bargeld, Michele Gazich), alcuni dei quali in cinquina al Premio Tenco. Altri album a cui ha partecipato hanno ottenuto la Targa Tenco: ricordiamo quelli di Tosca, Vinicio Capossela, Fabio Cinti. Ha personalmente ricevuto importanti riconoscimenti: Premio Pavoncella d’Oro, Premio AILA 2018, Premio alla carriera Vita Vita festival internazionale con la partecipazione di Michele Gazich.
Attiva in ambito teatrale e televisivo, ha collaborato con la Rai come compositrice e interprete. Parallelamente ai suoi progetti solistici, lavora con artisti italiani e internazionali, portando il suono del suo violoncello sui palcoscenici di tutto il mondo, dall’Europa al Medio Oriente, fino al Sud America.
Michele Gazich
Michele Gazich è musicista, poeta, produttore artistico, compositore, scrittore di canzoni. Opera professionalmente nel mondo della musica dall’inizio degli anni novanta: tour in Italia, Europa e USA, collaborazioni/produzioni con cantautori italiani (tra cui Massimo Priviero e Federico Sirianni), europei e singer-songwriter statunitensi (Michelle Shocked, Mary Gauthier, Eric Andersen e Mark Olson); orchestre; spettacoli teatrali; performances di poeti; colonne sonore cinematografiche; università e conservatori italiani ed esteri. Michele Gazich, ad oggi, ha collaborato a più di cinquanta album e ne ha pubblicati dodici a suo nome. Più volte finalista alla Targa Tenco, ha partecipato alla produzione e ha suonato nell’album Rifles & Rosary Beads di Mary Gauthier, finalista ai Grammy Awards. Ha suonato al Senato Spagnolo, al Kennedy Center di Washington e al Billboard Auditorium di Tokyo. La sua è una dimensione di nomadismo artistico e di ricerca costante, che è diventata esistenziale.
Gazich e Famulari, hanno ricevuto, nel settembre 2025, la Targa “Bigi Barbieri” presso il Festival “Dallo Sciamano allo Showman”.


